25 febbraio 2008

Cose che ho imparato

Il valore di un'esperienza si può misurare anche dalle cose che si sono imparate. Questo è un elenco in progress di ciò che ho imparato in tre anni di vita a Lussemburgo e di lavoro all'Eurostat. In ordine strettamente sparso
  • l'importanza di una efficiente macchina gestionale per il personale delle grandi organizzazioni
  • che il sorriso è sempre un ottimo veicolo di comunicazione
  • la gestione efficiente (?) del proprio tempo
  • la comunicazione "educata"
  • il Francese (almeno letto e parlato)
  • quattro parole di Lussemburghese

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Si chiude!

Questo blog chiude. Chiude perché sono rientrato alla base. Dopo tre anni da emigrato di lusso, per una serie di ragioni che spiegherò, forse, nel nuovo blog, sono rientrato in Italia, a Roma, all'Istat, dai vecchi amici.
Ovviamente voglio cercare anche di tracciare un bilancio di questi tre anni in Lussemburgo e lo farò, con la consueta lentezza, a suon di post.

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26 novembre 2007

Gent


Gent, o, come si dice in Francese, Gand, è una cittadina delle Fiandre. Le Fiandre in questo periodo sono famose non tanto per le tovaglie, quanto perché, almeno "ufficialmente", si vogliono dividere dalla Vallonia, eliminando così il regno del Belgio dalla carta geografica e dall'Unione Europea (che acquisterebbe però due nuovi stati membri portandone il numero a 28 senza colpo ferire...). Alcuni colleghi mi dicono che è una questione tutta creata e gestita dai politici e dai potentati economici, e che in realtà alla gente non gliene frega niente. Prova ne sia il fatto che non c'è il governo federale da mesi e nessuno, o quasi, se ne è accorto.
Comunque passare una fine settimana a Gent durante il periodo del non governo non fa che confermare queste impressioni. La città è un gioiellino di architettura, trapuntato di canali e animato da gente allegra, studenti e turisti, che a tutto pensano fuorché l'incombente separazione. Si mangia bene senza spendere troppo e ce n'è abbastanza da passare un paio di giorni romantici, a cavallo tra il passato dei palazzi e dei monumenti e il presente dello shopping in negozi anche originali, che resistono eroicamente alle grandi catene della globalizzazione. Se poi si ha uno spirito architettonico contemporaneo estremo, e si è abbastanza atletici e disposti a sopportare qualche piccola manchevolezza, si può anche andare a dormire in questo b&b.

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09 settembre 2007

Pronto Polizia

Siamo normalmente portati a fidarci delle comunicazioni ufficiali, specialmente quando esse fanno parte di un contratto stipulato con qualcuno di cui ci fidiamo, e ancora di più quando esse contengono dati provenienti da un computer.
Questa storia mi ha fatto riflettere e mi ha lasciato un po' preoccupato rispetto alla mia vita nell'era dei computer.
Era un lunedi mattina di circa sei settimane fa. Ero appena entrato nella mia stanza in ufficio quando è squillato il telefono. "Pronto, qui è la Polizia di Esch sur Alzette, abbiamo bisogno di parlarle di persona". Con la prima goccia di sudore freddo che mi imperlava la fronte ho chiesto se potevo avere qualche anticipazione. La voce al telefono, dell'Ispettore Gewurtztraminer, o qualcosa del genere, mi dice che si trattava di una strana telefonata partita dal mio telefono di casa. Ovviamente mi sono precipitato ad Esch, dove sono arrivato in meno di 20 minuti, infrangendo una buona metà del codice della strada lussemburghese.
Arrivato alla Stazione di Polizia, mi hanno fatto salire al primo piano, sezione anti-droga. "Andiamo bene..." mi sono detto varcando la porta a vetri. L'Ispettore, uno con una vera faccia da Ispettore, simpatica, intelligente e con lo sguardo indagatore che mette soggezione, mi ha accolto con gentilezza. O forse io la soggezione ce l'avevo già di mio...
Mi hanno fatto sedere nella stanza che l'Ispettore divide col suo vice. Mi hanno breve spiegato che uno spacciatore di cocaina senegalese era stato arrestato di recente, e dalle informazioni ricevute dalla Telecom lussemburghese, il suo telefonino ha ricevuto una chiamata dal mio telefono di casa... Una ridda di ipotesi inizia immediatamente a frullarmi per la testa: l'ho chiamato per sbaglio perché il suo numero è simile a quello di qualche amico, l'ha chiamato la gattara una delle volte che è venuta a dare da mangiare ai nostri mici mentre non c'eravamo (oddio, non so neanche come si chiama di cognome la gattara!), l'ha chiamato uno dei vicini col telefono senza fili che però si è sintonizzato sul nostro... "Ma quando è stata fatta la chiamata?" "Il 10 giugno alle 15:10. Questa è la foto dello spacciatore, lo conosce?" Mai visto... Tra l'altro assomigliava a un capo unità dell'Eurostat, ma questo non gliel'ho detto. Ho chiamato MH a casa per cercare di ricostruire cosa avessimo fatto quel giorno, che era una domenica. Ci siamo ricordati che le uniche due telefonate fatte da casa erano state a degli amici che siamo poi andati a trovare verso le 16:00, e a un ristorante dove siamo poi andati a cena la sera. L'ho detto all'Ispettore il quale, con l'aria di quello che ci credeva, mi ha detto che nella peggiore delle ipotesi dovrò firmare una dichiarazione in cui giuro di non aver fatto la telefonata.
Un po' più tranquillo ma non troppo mi sono congedato dal simpatico poliziotto e mi sono avviato verso la macchina, quando mi è venuto il lampo di genio: la fattura del telefono contiene la lista delle chiamate!! Infatti, rientrato in ufficio, ho recuperato la fattura di giugno e la telefonata al numero dello spacciatore non compare né il 10 giugno né alcun altro giorno del mese. Ho chiamato trionfante Gewurtztraminer e gli ho preannunciato l'invio via fax della lista scagionante. Poi, appena inviato il fax, l'ho riguardata meglio: non ci sono neanche le due telefonate effettivamente partite dal mio telefono quel giorno!...

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21 giugno 2007

Cani

Questo non è il mio cane, però lo è stato per un paio d'ore. Si chiama Koy e abita al canile del Lussemburgo. Al canile del Lussemburgo è possibile presentarsi tutti i giorni tranne la domenica tra le due e le cinque del pomeriggio e offrirsi per portare a passeggio uno dei loro cani. Basta lasciare un documento d'identità. Il cane non lo puoi scegliere, te lo assegnano loro. Credo che i volontari del canile abbiano l'occhio allenato a capire che tipo di cane dare ai volontari passeggiatori. Quindi l'anziana signora si becca il tranquillo barboncino anziano pure lui, probabilmente appartenuto a qualche altro anziano che non gli è sopravvissuto :-( I giovani prestanti si vedono consegnare esuberanti bestie di taglia medio-grande. Gli uomini dall'aria più dura portano a spasso i rothweiler, che purtroppo sono la maggioranza relativa tra gli ospiti del canile. Segno che anche qui prendono il cane di moda del momento, salvo poi liberarsene quando d'improvviso diventa il nemico pubblico numero uno a seguito di qualche episodio di aggressione da parte di quei poveretti addestrati ad aggredire dai loro padroni.
Ho avuto cani fin da quando avevo sei anni, ma da quando ho deciso che tenerli in un appartamento non è giusto per loro ed è un sacrificio eccessivo per il padrone che deve farli uscire almeno tre volte al giorno, sono passato tra le schiere dei gattari. Questo accadde circa una ventina d'anni fa, quindi avevo dimenticato il piacere di una passeggiata col cane, che nei bellissimi boschi del Lussemburgo è un'esperenza ancora più intensa! Purtroppo, per ovvie ragioni il cane va tenuto al guinzaglio.
Temevo la scena straziante di Koy che al ritorno si rifiuta di tornare in gabbia e tenta di farsi adottare. Niente di tutto questo! Dopo tre ore di corse, pisciate strategiche, coccole e annusate ai coinquilini portati a spasso da altri volontari, Koy ha fatto ritorno scodinzolando al canile, dove probabilmente lo attendeva una bella ciotola di pappa e una bella dormita, in attesa dell'accompagnatore del giorno dopo.
Insomma, siamo pur sempre nel paese più ricco del mondo: anche il canile si adegua al tenore di vita generale. Va detto però che i fondi del canile Lussemburghese provengono per il 90% da finanziamenti privati, e che si tratta pur sempre del canile di una città di 80000 abitanti, che ospita in media una trentina di cani e una decina di gatti (che vivono in un gabbione spaziosissimo, ciascuno con la propria cuccia e svariate strutture per arrampicarsi e giocare.
Certo, la vita in cattività non è mai bella per un animale, e quindi la speranza è sempre quella che gli ospiti vengano prima o poi adottati da qualcuno che li ami.
Una collega mi ha detto che anche il canile di Roma permette di portare a spasso i suoi ospiti. Ho cercato il sito Internet del canile municipale di Roma ma non esiste. Esiste una pagina dell'Ufficio Diritti degli Animali del Comune che descrive con dovizia di particolari l'architettura del nuovo canile della Muratella e dice che è possibile visitarlo dalle 10 alle 17, manco fosse un museo, ma non da' ulteriori informazioni...

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09 marzo 2007

Viaggi


In due anni di pendolarismo di lusso mi era sempre andata bene. Mai un ritardo significativo, ne spiacevoli inconvenienti che abbiano messo in difficoltà la mia vita professionale. Ma c'è sempre una prima volta!
Lunedi 5 marzo. Esco di casa alle 6.40 circa per andare a Ciampino. Capisco subito che la giornata riserverà sorprese: la valle Nomentana, che si stende sotto la collina dove abito, non c'è. La nebbia, si, quella che di solito si trova in val Padana, regna incontrastata. Non è la stessa nebbia caratteristica del nord d'Italia però; è una nebbia luminosa; nasconde un sole che la domina e le conferisce un riflesso dorato e abbaccinante. Arrivo a Ciampino circa un'ora dopo e i monitor annunciano il volo in orario. Do' il via libera alla mia bella per tornare a casa e mi avvio al gate brandendo il foglio del check in on-line, ultimo ritrovato dell'efficienza aeroportuale made in Ryanair. L'imbarco è previsto alle 7.50, ma la nebbia dorata invece di diminuire aumenta. Trovo in fila i soliti compagni di aeroporto: gente di varie istituzioni europee e banche lussemburghesi. Tra questi anche GMM che mi darà un passaggio da Hahn all'ufficio. Tutto bene dunque! Non esattamente... Passa il tempo e non si vede ombra di aereo in atterraggio. Il nostro vettore è lo stesso del volo da Hahn il cui atterraggio è previsto per le 8.00. Alle 9.20 circa inizia a circolare la notizia che il volo è atterrato a Fiumicino. Dopo un po' l'annuncio: ci imbarcano su un pullman che ci porta agli arrivi, dove chi aveva spedito il bagaglio lo potrà recuperare, e poi tutti su un altro pullman per Fiumicino.
All'uscita degli arrivi troviamo solo un intelligente vigile urbano: "Nun ve movete, quarcuno ariva". E infatti dopo due minuti arriva una gentile impiegata di ADR che ci porta ai pullman. Qui ovviamente è obbligatorio lasciare i bagagli a mano nel bagagliaio, e infatti l'autista è programmato per intimare a tutti quelli con lo zaino: "The bagpack, in the locker!". Un ragazzo biondo coi capelli lunghi obietta: "But this is not a bagpack, is a handbag". "The bagpack in the locker!", insiste il solerte impiegato. "Handbag", tenta di obiettare disperatamente il ragazzo. "N'me frega n'cazzo!! The bagpack in the locker!!!" L'ultima parola è della fiera romanità dell'autista.
Si parte. Si arriva. A Fiumicino non c'è nessuno ad aspettarci. Chiediamo al banco informazioni. "Andate al banco n. 308." Il 308 è il banco del check in bagagli straordinari. Il povero impiegato si vede arrivare 180 persone e non ne sa niente... Dopo 10 minuti di schermaglie sopraggiunge un'altra efficiente impiegata di ADR che con molta autorevolezza smista il branco tra coloro che devono imbarcare il bagaglio e gli altri che possono procedere al gate A34.
Imbarchiamo alle 12.20. Dopo mezz'ora di attesa in aereo, ci annunciano che mancano sei bagagli all'appello: per motivi di sicurezza ovviamente non si puo' partire. Dopo varie indagini si scopre che sei compagni di disavventura, non fidandosi della situazione, si erano portati il bagaglio a bordo... Individuati e schedati i malandrini, finalmente decolliamo alle 14.00.
Dopodiché, tutto bene.